Deja vù: ricordo di vite passate o bug del cervello?

Ti è mai capitato di avere la sensazione di stare compiendo un’azione o di trovarti in un luogo che avevi già precedentemente visto? Immagino di sì, a chi non è capitato?

Questa sensazione di familiarità rispetto a situazioni e luoghi a livello psichico viene considerato un’anomalia della memoria.

Il nostro cervello durante la nostra esistenza apprende e registra tutta una serie di informazioni che ci arrivano dagli ambienti circostanti e dalle situazioni che abbiamo già conosciuto e sperimentato.

Quando ci troviamo ad affrontare un’azione quotidiana applichiamo quindi una sorta di modello che abbiamo già appreso con le esperienze precedenti.

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Questi modelli e strutture ci permettono di affrontare le situazioni ed elaborare in tempi molto veloci risposte utili (cioè reazioni) alle richieste che l’ambiente in cui siamo ci richiede come individui.

Quando rispondiamo a uno stimolo ambientale ci stiamo quindi trovando in una situazione potenzialmente sconosciuta ma che, in un certo senso e modo, possiamo anticipare attraverso le reazioni che il nostro cervello ha memorizzato in precedenza.

Quando una parte delle informazioni di un’esperienza non è disponibile al ricordo, questa solitamente viene sostituita con un’ipotesi verosimile o addirittura molto simile a quella che sarebbe potuta essere successa.

Questa è la spiegazione dei cosiddetti falsi ricordi, utilizzata per spiegare proprio la sensazione di aver già vissuto un momento quando invece ci troviamo a viverlo per la prima volta.

Altre spiegazioni scientifiche definiscono il déjà vu, fenomeno che rientra nel mondo delle paramnesie, come il risultato dell’unione totalmente casuale di elementi che il nostro cervello ha pescato qua e là dando loro un nesso logico in base a un ricordo precedente.

Questa spiegazione non tiene però di una parte molto importante dal punto di vista dell’anima:

    1. il coinvolgimento emozionale
    2. la rapidità con la quale le informazioni arrivano al nostro ricordo durante un dejavù
    3. le sensazioni che sperimentiamo durante quella sensazione così particolare e diversa

Infatti la sensazione maggiormente comune in questi casi è una sorta di profondo smarrimento e stupore nel momento in cui si sente, a livello emotivo, la forza di questo ricordo che sembra emergere da chissà quale piega del tempo unita a una sicurezza intrinseca del fatto che l’azione che si sta compiendo o il luogo che si sta visitando non sono sconosciuti.

Questi due elementi possono comunque presentarsi con intensità variabili, ma quando parliamo di indicazioni di probabili ricordi di vite precedenti dobbiamo considerare un terzo elemento:

una cascata emozionale estremamente intensa che si accompagna, a volte, a delle sovrapposizioni visive legate a sentimenti potenti su chi li sta sperimentando in quel momento e che quindi ne viene totalmente travolto.

Questo fenomeno può ripetersi anche più volte nel tempo, nello stesso luogo e/o condizioni oppure in circostanze differenti che però poi, quando vengono osservate durante una seduta di ipnosi regressiva, sono collegate alle esperienze di una vita precedente particolarmente significativa.

Da questo possiamo dedurre che tutti i fenomeni di dejavù sono delle indicazioni di vite precedenti? Non è così, dare adito a questo pensiero sarebbe una forzatura fuorviante quindi vanno fatti dei distinguo.

Delle numerose persone che, come me, si sono sottoposte a un viaggio di regressione nelle loro vite precedenti ce ne sono state diverse che sono arrivate proprio a seguito di un déjà vu molto intenso.

Tra queste, c’è stata un’esperienza particolarmente interessante di una donna – che per privacy chiamerò Maria – di cui voglio raccontarti la vicenda.

Maria era arrivata da me incuriosita dalla possibilità di indagare le proprie vite precedenti, nonostante fosse fortemente scettica. Ne aveva sentito parlare ma pensava fosse una pratica non troppo sicura e, più che altro, frutto della volontà di cercare spiegazioni dove invece non potevano essere trovate.

Durante il colloquio che precede la vera e propria sessione di ipnosi regressiva mi raccontò il motivo per cui si era decisa a rivolgersi a me.

Durante una scampagnata con degli amici in un luogo che non conosceva, ad un certo punto si erano avvicinati a un piccolissimo fiumiciattolo di fronte al quale si è ritrovata letteralmente paralizzata e in lacrime.

Ovviamente questo episodio l’ha lasciata incredula e spaventata.
Maria non riusciva proprio a spiegarsi quello che era successo e mi raccontò la sensazione di paura totalizzante, la difficoltà a respirare e soprattutto la chiara impressione di non trovarsi più nello stesso posto di prima.

Sentiva rumori estranei al contesto nel quale si trovava eppure non riusciva a uscire da quella dinamica. Riuscì a sbloccarsi solo grazie a un’amica che, con decisione ma anche delicatezza, la aiutò a spostarsi oltre il fiumiciattolo.

Dopo questo episodio Maria ha continuato la sua giornata, ma accompagnata da spossatezza e spavento per l’accaduto.

Quando arrivò da me la tranquilizzai e cominciammo il lavoro insieme.
Maria ricordò una delle sue vite precedenti durante il secondo conflitto mondiale, ricordò quel luogo descrivendolo come era a quei tempi e ricordò ovviamente anche il fiumiciattolo.

Ricordò di essere stata raggiunta da un colpo di arma da fuoco proprio poco prima di riuscire a fuggire per mettersi in salvo, e lì morì.

Rielaborando quell’episodio Maria riuscì a sciogliere il senso di colpa che l’attanagliava, lasciando la sua anima libera di essere consapevole che qualunque azione avesse fatto durante quell’esistenza non avrebbe potuto garantire uno svolgersi diverso delle vicende.

Quello che dipendeva da lei, l’aveva fatto nel miglior modo possibile in quel momento e non avrebbe potuto fare niente di più per evitare il suo destino.

Ciò che Maria riuscì a portarsi a casa come bagaglio positivo dell’esperienza fu una grande sensazione di liberazione dal senso di colpa senza direzione che opprimeva la sua esistenza da molti anni.

Quando ci troviamo di fronte a episodi con un’intensità emotiva importante, come in questo caso, possiamo pensare di aver incontrato un ricordo, un punto di attivazione di qualche evento accaduto in una delle vite precedenti che ancora stiamo portando avanti come frammento amnestico da risolvere.

Questo accade perchè non abbiamo avuto la possibilità di portare a compimento ciò che avevamo iniziato o di comprendere il valore di quell’esperienza, così ci troviamo a fare i conti con le manifestazioni di queste energie insolute anche nella vita attuale.

Per riassumere, i dejavù possono sicuramente essere ascrivibili ad anomalie del nostro cervello e del funzionamento della nostra memoria ma possono anche essere degli indicatori di eventuali ricordi di vite precedenti che potrebbe valere la pena esplorare.

Al fenomeno del dejavù si collega anche il discorso della capacità della nostra anima di essere totalmente atemporale.

Noi infatti riceviamo informazioni continue che scambiamo attraverso più linee temporali, e non è detto che quello che abbiamo vissuto in passato in realtà non sia semplicemente la percezione di una sfasatura temporale di quello che per l’anima è un eterno presente.

Tutto accade contemporaneamente e quindi tutte le informazioni sono sempre disponibili.